mercoledì 25 aprile 2012

Cerchi nel grano: Diavoli su Marte

Oggi voglio riprendere velocemente il tema dei vortici di plasma come ipotesi sostenuta dal papà dei cerchi, Terence Meaden, e dal nonno dei cerchi, W. C. Levengood.
Come sappiamo Meaden uscì di scena intorno al 1991 mentre Levengood continuò a sostenere l'ipotesi mai verificata dell'esistenza di questi vortici anche attraverso due articoli pubblicati sulla rivista Physiologia Plantarum.
Fenomeni atmosferici noti si basano su correnti ascensionali, ad esempio i tornado traggono la loro energia da celle temporalesche mentre i dust devil (diavoli di polvere) si originano in assenza di situazioni temporalesche e si innescano attraverso correnti ascensionali generalmente deboli dovute al riscaldamento di strati d'aria in prossimità del suolo:

Ciò è incompatibile con l'idea di Meaden e Levengood, un vortice che sia in grado di creare un semplice cerchio nel grano necessita di un meccanismo che generi una corrente discensionale molto stabile (deve apparire improvvisamente dal nulla, rimanere ferma nello stesso punto per qualche tempo per poi scomparire improvvisamente) e con l'incredibile capacità di generare una delimitazione molto precisa fra spighe abbattute e spighe lasciate in piedi. Tutte le formazioni naturali non riescono ad avere una così grande precisione, le piante che si trovano ai bordi, che delimitano cioè le zone allettate e quelle non allettate, sono sempre né perfettamente a terra e né perfettamente ritte.

Passando invece ad argomenti di scienza con la S maiuscola, anche Marte ha la sua atmosfera e siamo stati in grado di osservare fenomeni analoghi ai dust devil anche su Marte. Il 15 maggio 2005 ad esempio il robot Spirit transitando sulla superficie del Pianeta Rosso è riuscito a catturare in video uno di questi fenomeni:
Image credit: NASA/JPL

Quest'altro diavolo è stato recentemente fotografato dall'alto dalla sonda Mars Reconnaissance Orbiter (MRO), il 16 Febbraio 2012:
Image credit: NASA/JPL/University of Arizona


Francesco Grassi

2 commenti:

Grezzo ha detto...

Quando vidi la prima volta quella sequenza ripresa dal rover marziano quasi spalancai la bocca, pensare di aver registrato un simile fenomeno a decine di milioni di km di distanza è una cosa assolutamente straordinaria :D

Francesco Grassi ha detto...

Come non essere d'accordo con te! Grazie